
Mi sveglio nella camera in cui sono cresciuta. Naturalmente mia madre non mi ha chiamata, nonostante le abbia detto che dovevo alzarmi presto. Mi sento stanca. Vengo qui ogni volta che devo depressurizzarmi. Mi dico che qui riesco a staccare la spina per qualche giorno e alla fine mi rendo conto di essermi portata la prolunga da casa. L'unica differenza sono le enciclopedie sulle quali studiavo da bambina. Sono le vecchie foto appese alle pareti. E' la cucina calda e accogliente e il profumo delle tisane. Sono le piante che ingombrano il giardino. Qui, una soluzione ai miei problemi altrove, la trovo. Buffo pensare che sono scappata per trovare una soluzione al "qui". Una fuga dopo l'altra sto assestando la mia vita. Ma quando smetterò di scappare?
Qui è tutto così diverso da quando l'ho lasciato, ma non è cambiato in fondo nulla. Un ventre materno nel quale rifugiarsi a notte fonda, lontano da tutte le corruzioni che negli anni mi hanno snaturata. Io non sono più io e non ricordo quando mi sono persa. Non trovo più la strada e proseguo come meglio posso. Ma meglio non è mai meglio. Qua e là ritrovo appunti sparsi nei quaderni. Forse li avevo scritti per momenti come questi. Forse sono le mie briciole di pane che riportano a casa.
Mi osservo nello specchio. Mai ti si concede un desiderio senza che inoltre ti sia concesso il potere di farlo avverare. Può darsi che tu debba faticare per questo, tuttavia. La frase più importante è lì, davanti a me. Quella che ho scritto nel posto in cui non mi sarei potuta prendere in giro perchè i miei occhi erano lì a fissarmi.
Devo rivedere la priorità dei miei desideri, se intendo vivere felice.