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questo blog soffre di crisi ossessive compulsive con spasmi di colite e giramenti di palle


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venerdì, marzo 07, 2008
 


LA CRISI DI LAVORO A BOLOGNA

Trovarsi disoccupati a trent'anni a Bologna, oggi, equivale a morire di fame. Trovo cartelli appesi sulle vetrine dei negozi e non entro nemmeno più a chiedere, per evidenti limiti di età. Quando ero giovane assumevano solo gli apprendisti, fino a ventun anni. Poi, gli apprendisti, sono passati a ventiquattro anni, ventisei e ora ventotto. Io sono sempre un gradino fuori. Sarà un bene o meno, ma mi chiedo come possa sentirsi un apprendista a ventotto anni a ricoprire una figura che fino a dieci anni fa era coperta da un ragazzo appena uscito dall'adolescenza. Me lo chiedo per poco perchè, almeno lui, a differenza mia, non muore di fame.
Non vale iscriversi in nessuna agenzia interinale. Il lavoro non c'è e loro non possono più inventarsi lavori inutili. Io sono senza patente, per cui penalizzata rispetto ad altri. Una ragazza di un'agenzia si vantava con me di riuscire a trovarmi un lavoro in una settimana. Mi ha proposto due lavori come autista. Mi sono chiesta fin dove potesse arrivare la sua stupidità. Non la sentivo da un mese. Ieri ho accompagnato in quell'agenzia un amico che è stato chiamato per un colloquio (il quarto dopo il quale, comunque, l'hanno lasciato a casa). Quella ragazza mi ha vista con la coda dell'occhio e non ha alzato lo sguardo dal pc finchè non me ne sono andata. E dire che sono rimasta a fissarla imperterrita per un quarto d'ora. Al mio amico forse è andata peggio: gli hanno rifilato l'ennesimo lavoro di telemarketing a cinque euro all'ora.
Ieri ho accettato un lavoro di volantinaggio. Sono un'esperta di lavori di merda sottopagati. Ieri ho camminato per sette ore e mezza, senza fermarmi, per cinquanta euro. Poi sono tornata al mio turno in pizzeria. Io che sono celiaca ho dovuto accettare un lavoro in pizzeria per coprire almeno l'affitto. Oltre al danno la beffa. Comunque, parlavo del volantinaggio. Oggi piove a dirotto, fa freddo, ho la febbre da due settimane e mi sono ritrovata, ombrello alla mano sinistra, trolley alla destra e borsa con il tuttocittà, a girare per negozi, ripetendo la solita solfa inutile. Ho fatto una piccola telefonata in cui mi sono rifiutata di continuare a lavorare in quelle condizioni e sono tornata a casa con i pantaloni zuppi fino al ginocchio.
Questa non è vita. Questa non è nemmeno sopravvivenza. Conti alla mano, sono obbligata a spendere ogni mese seicento euro per sopravvivere. Per sopravvivere. Ciò significa togliere dalle spese tutto ciò che è un di più, come i vestiti per coprirmi, magari i mobili per la casa (visto che vivo un po' da terremotata), o anche solo una serata in birreria con gli amici per svagarmi ogni tanto. A dire il vero sono passata dai supermercati ai discount per comprarmi il cibo e, anche lì, faccio attenzione a quel che compro. Porto a casa, in media, cinquecentoventi euro al mese. Non ho un lavoro in regola da un anno, tolte le due prestazioni occasionali di novembre. Non ho un contributo versato. I miei genitori non possono permettersi di aiutarmi troppo spesso perchè lo stato ha messo in ginocchio anche la loro attività ultra decennale. Ho spammato tutta la città di curriculum. Ho spedito via mail, via posta, portato a mano, lasciato agli amici, circa centoventi cv in meno di tre mesi. Non ha risposto nessuno. Nessuno. Nemmeno un "grazie ma non siamo interessati". Di persone nella mia situazione è piena la città. Le nuove regole di vita imposte dal sindaco hanno fatto allontanare gli studenti universitari, che portavano soldi. Ora, chi vive qui, muore di fame. Siamo in tanti, troppi, ad inventarci lavoretti del cazzo tutti i giorni, a improvvisarci baristi, guardarobieri, grafici, esperti di marketing, commessi, pr. Ogni giorno un lavoro differente, pagato sempre meno. Casa mia sembra un centro per l'impiego. Quasi tutti i giorni mi incontro con gli amici disoccupati e cerchiamo lavoro sul web, spediamo cv, telefoniamo alle aziende. Siamo alla disperazione e siamo in tanti in questa situazione. E sapete quali sono gli unici lavori rimasti in Italia? Il telemarketing, la vendita porta a porta, fermare la gente per strada e chiedergli qual'è l'ultimo libro che ha letto, il volantinaggio. Sono seriamente demoralizzata. Mi sento una fallita anche se so fare bene un sacco di cose, anche se so di avere delle doti che, in altri momenti, mi avrebbero fatto guadagnare un sacco di soldi.
Tremate. Siamo messi peggio dell'Europa dell'est. Tremate. Tra poco bisognerà andare a votare. Tremate.
Sto seriamente pensando di trasferirmi dal terzo mondo a un paese civile.

postato da lysandracoridon | 11:01 | commenti (10)